Colonie

by ONO

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about

Registrato e missato @AmbraGrigia, Savignano sul Rubicone
Master @GoDown, Savignano sul Rubicone

credits

released January 15, 2017

Edoardo Gobbi // Chitarra, elettronica, cori
Cesare Barbieri // Voce, elettronica
Mattia Santoni // Basso, cori
Lorenzo Gobbi // Batteria

Gaio Biondi // tromba in "Ponente"
Simone Scerbo // voci in "Babilonia"

ArtWork // Francesco Farabegoli

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about

ONO Savignano Sul Rubicone, Italy

Progetto musicale fondato nell'autunno del 2013, rock elettronico in italiano.

Ufficio Stampa Sfera Cubica: press@sferacubica.it

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Track Name: Ponente
Quando arrivarono i russi al mare
trovarono mia nonna stesa al sole,
pareo floreale, parole crociate, costume intero e cream solare
"dopo pranzo si aspetta tre ore",
mio nonno in canottiera bianca a abbronzatura da muratore

Quando arrivarono i tedeschi in Riviera
cercavano spiagge e infinite e movida fino a sera
li vedevo beatamente fuori posto,
tornando dalla colonia, ormai è agosto
gli ombrelloni vuoti e le spiagge sgombre,
non ho ancora il diario per settembre.
Track Name: Un uomo che dorme
Il sonno quando vuoi uscire,
quando sei uscito ma vorresti dormire, ma sei lì per guidare,
i leggins floreale, gli ONO e le menate sul mare

Essere soli a un concerto che non volevi ascoltare,
la versione di latino, le vacanze di Natale,
dalle sei alle otto tutte le sere

Voler solo dormire
in un giorno come questo, un po' più tardi o un po' più presto

La pasta troppa scotta, la sabbia nelle ciabatte,
il raffreddore, la febbre,
venticinque anni, trentadue denti,
quelli del giudizio, l'otite,
l'estate dura solo sei giorni,
gli stronzi del DAMS che si fanno di coca,
i video dei gattini girati in verticale,
seppellire il tuo cane, vergognarsi,
avere gli incubi, non salutarsi,
invidiare, la forfora sulle spalle,
le orecchie sporche, il mignolo rotto,
sentirsi umiliato e poi umiliare,
andare a comandare,
lo sporco sotto il letto, tutta la terza media,
la terra tra i denti, i calzini bagnati,
il palco da montare, il concerto da suonare,
il palco da smontare

Voler solo dormire,
in un giorno come questo un po' più tardi un po' più presto

Pensare e vomitare,
sei l'ultimo e non ti riesci a tuffare, non riuscire a starnutire,
guardare le mosche lavarsi le mani prima di pranzare,
le liti al cellulare, suonare pensando di sfondare,
salutare qualcuno sbagliando persona,
inventarsi scuse, vivere a Londra,
i piatti della settimana ancora da pulire,
voler solo dormire

Che presa male, che presa male che c'è
Track Name: Babilonia
Fa caldo, si suda sui soliti pezzi ballati, noi altri accalcati.
Rollata, conati, kebabbi rollati, gli impezzi passati archiviati.
Quando arrivai, mi sento alle Hawaii, è quel che pensai,
ma adesso saluto, mi alzo, "ma come, già vai?"

Restare tranquilli, la musica avanza, il volume si alza,
una faccia lontana che parla, ti incalza
vorrebbe che tu parlassi dei tuoi studi,
quali progetti hai, in che cosa ti vedi?
Tu non rispondi, sorridi, la eludi.
Pensi all'odor del terriccio, ai piedi nudi,
l'odorei dei fossi, dell'erba tagliata,
la colonia d'estate, l'uva pigiata,
lavorare con tuo nonno in vigna, una mano,
un colpo solo taglia la legna.
Ti alzi, ti scusi, cordiali saluti
in nove metri quadrati di cella,
convenevoli appena accennati
li lasci con la loro favola bella,
fatta di cassa dritta, bamba ed erba,
alcool scadente e luci soffuse,
e oggi li illude ma ieri mi illuse.

È tardi, le quattro, si parla dei pezzi ascoltati.
Gli esami li ho odiati, li ho dati, passati, cartoni di pizza svuotati.
Quando arrivai, mi sentivo alle Hawaii, è quel che pensai,
ma adesso mi alzo, saluto, "perché te ne vai?"

Restare tranquilli, la musica avanza, il volume si alza,
una faccia lontana che parla, ti incalza
vorrebbe che tu parlassi dei tuoi studi,
quali progetti hai, in che cosa ti vedi?
Tu non rispondi, sorridi, la eludi.
Pensi all'odor del terriccio, ai piedi nudi,
l'odorei dei fossi, dell'erba tagliata,
la colonia d'estate, l'uva pigiata,
lavorare con tuo nonno in vigna, una mano,
un colpo solo taglia la legna.
Ti alzi, ti scusi, cordiali saluti
in nove metri quadrati di cella,
convenevoli appena accennati
li lasci con la loro favola bella,
fatta di cassa dritta, bamba ed erba,
alcool scadente e luci soffuse.

Restare tranquilli, la musica avanza, il volume si alza,
una faccia lontana che parla, ti incalza
vorrebbe che tu parlassi dei tuoi studi,
quali progetti hai, in che cosa ti vedi?
Tu non rispondi, sorridi, la eludi.
Pensi all'odor del terriccio, ai piedi nudi,
l'odorei dei fossi, dell'erba tagliata,
la colonia d'estate, l'uva pigiata,
lavorare con tuo nonno in vigna, una mano,
un colpo solo taglia la legna.
Vorresti tornare a casa lontano,
guardare un film, sdraiarti o dormire,
lasciare che siano loro a finire,
tu ti senti stanco, annoiato, satollo,
della voglia di festa non rimane più nulla.
Ti alzi, ti scusi, cordiali saluti
in nove metri quadrati di cella,
convenevoli appena accennati
li lasci con la loro favola bella,
fatta di cassa dritta, bamba ed erba,
alcool scadente e luci soffuse,
e oggi li illude ma ieri mi illuse.
Track Name: Risacca
A forza di zappare la terra, sassi su sassi, zolle su zolle,
le rughe attorno agli occhi, tutta la pelle sempre più molle,
lui conosce ogni pianta, padre benevolo di antica provincia,
ora aspetta il nipote, per raccontargli come comincia
la storia di quegli uomini che se ne andarono giù, oltre il colle,
per salvar la loro terra, fatta di sangue che ora ribolle.
"Io non possiedo nulla, niente sapienza, niente consigli,
quel che mi diede mio padre, lui mi disse: dallo ai tuoi figli.
Insegna loro che tutto ha un inizio e una fine,
ogni rosa lungo il gambo possiede le spine,
alla fine ci si giunge nudi e soli,
le ossa con mali e dolori anche quando è caldo fuori"

Guardando suo nipote e pronunciando queste parole,
ricordò da quanto tempo non provava la sensazione,
di poter insegnare qualcosa, di trasportare oltre il tempo,
l'antico sapere degli uomini che non possiedono che il loro orto.
Gli alberi crescono se li coltivi ogni giorno,
si chiese come coltivi dell'uomo il cervello,
non potevi zapparlo o versargli da bere,
benché per lo più vi fosse letame.

Guardò poi suo nipote che solo taceva, taceva in silenzio
scacciò le idee balzane troppo diverse, di poco conto
"Io non ho il pensiero piano, io mi confondo, ragiono contorto,
non ho studiato Erodoto, solo e soltanto le verdure dell'orto,
ma tu non devi ascoltare i vaneggiamenti di un vecchio stanco,
non sono andato a scuola, io non conosco la grandezza di un banco,
tu hai le gambe giovani, passi su passi per camminare,
non gettar la tua àncora ancora o non saprai, dove termina il mare".